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VERSO L’EUROPA E OLTRE?

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Ogni anno più di tremila neolaureati o neodottorati italiani, lasciano il nostro Paese per andare a concludere gli studi o cercare lavoro in altre nazioni europee e non solo. Questo numero, apparentemente piccolo, in realtà è molto preoccupante: l’Italia non è in grado di saper trattenere le sue risorse che purtroppo compiono un viaggio di sola andata verso l’estero. Il nostro Paese, infatti, ha un oggettivo gap nell’offerta di lavoro e borse di studio ai giovani che troppe volte accettano le invitanti offerte degli altri Stati europei. Questa preoccupante situazione dovrebbe essere cambiata: lo Stato investe su ogni singolo studente più di centomila euro pro capite. Non vogliamo affermare che sia sbagliato studiare all’estero. Lo studio fuori dalla nostra nazione permette lo scambio culturale necessario alla formazione di e alla crescita di noi ragazzi. Tuttavia, ci rattrista la consapevolezza che menti brillanti vadano ad “arricchire” gli altri Paesi. Il nostro Paese non riesce a trattenere le proprie risorse all’interno del confine in quanto non riesce a creare posti di lavoro sufficienti. Nei nostri territori, in particolar modo, se qualche giovane ha la fortuna di ricevere un contratto di lavoro spesso è mal retribuito e insoddisfacente. Secondo un’indagine svolta dall’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, circa la metà dei giovani che trovano lavoro dopo aver conseguito la laurea, si ritiene abbastanza soddisfatta del loro nuovo lavoro. Questo dato, apparentemente positivo, è basso rispetto all’indice di soddisfazione europeo. Il motivo principale che determina la soddisfazione è il salario. Rispetto ai Paesi Europei più sviluppati (Germania, Francia e Spagna), in Italia il rapporto tra costo della vita e salario, non è proporzionale. E allora forse è proprio questo il principale motivo della triste fuga. L’appello allora è al senso di responsabilità delle aziende ma anche alle Istituzioni affinché possano aiutare i giovani con agevolazioni fiscali, permettendo così loro di rimanere a casa.

Andrea Pellegrino