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BULLISMO PASSIVO: QUANDO L’INDIFFERENZA E’ SINONIMO DI VIOLENZA

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L’omertà alla base della violenza passiva

 

Chi non ha mai visto un compagno preso in giro solo perché considerato “diverso”? Chi non ha mai letto su un Facebook o su Instagram commenti o contenuti scritti con l’intenzione di offendere? Chi non ha mai sentito offese verbali di un “branco” verso un ragazzo più introverso? Queste azioni possono sembrare insignificanti ma dopo tanto tempo iniziano a diventare frustranti per chi le subisce. Si è pensato troppo a lungo che questi episodi siano “scherzi tra ragazzi”. Ma oggi, per fortuna, non è così. Chi compie atti di bullismo non è più giustificato come poteva accadere fino a qualche decina di anni fa. Questa piaga sociale purtroppo non si limita più alle prese in giro o alla violenza fisica, ma con l’avvento di Internet e dei Social Media, ha preso piede anche online. Proprio per cercare di sensibilizzare i ragazzi sulla triste ma attuale tematica, il 7 febbraio è stata istituita la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Certamente è un grande passo avanti per cercare di sconfiggere questi fenomeni ma non è abbastanza. Per quanto si possano sensibilizzare gli adolescenti al rispetto reciproco e all’appezzare le differenze che li rendono unici, bisognerebbe fornire il giusto supporto alle vittime ma anche e soprattutto ai bulli. L’ideale sarebbe parlare con uno psicologo esperto di comportamenti adolescenziali per aiutare chi è in difficoltà. Ma l’aspetto più preoccupante non sono né le vittime né gli autori degli atti di Bullismo e Cyberbullismo ma è rappresentato dai “bulli passivi”. Questi ultimi infatti sono spesso complici del bullo (spesso appartenenti al suo “branco”) oppure sono persone che hanno assistito agli episodi di violenza ma restano nell’indifferenza, non denunciano gli episodi di violenza fisica, verbale o virtuale e con la loro omertà danno il consenso al bullo di continuare indisturbato la sua “attività”.

Se malauguratamente ti dovesse capitare di assistere a tali brutalità, o peggio ancora di subirle, non restare indifferente e parlane con qualcuno. Se sei una vittima, solo così puoi far finire il tuo dolore ma se sei uno “spettatore” fai la tua mossa, perché potresti correre il rischio di essere tu, un giorno, al posto della vittima.